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03 giugno 2017

Perdere peso in 8 giorni: una vera rivoluzione dimagrante in 8 regole che fanno discutere.

La dieta Lemme: sì agli spaghetti, al burro e ai surgelati.

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La dieta Lemme, edito da Mondadori, inizia con queste parole: “Non ho l’obiettivo di essere accettato e riconosciuto come scienziato o genio. Avendo la consapevolezza della superiorità del mio cervello e di quanto sono avanti rispetto a tutti, non mi aspetto certo di essere riconosciuto perché potrebbero farlo solo persone al mio pari“.

Il libro di Alberto Lemme racconta la sua filosofia alimentare e fornisce consigli pratici per completare la sua rivoluzione dimagrante. Per Lemme le calorie sono una bufala, la quantità di cibo non è importante, e i grassi sono amici dell’alimentazione corretta.

Secondo il programma Lemme le fasi da seguire sono due. Quella di dimagrimento dura otto giorni perché poi si parte con la rieducazione alimentare da portare avanti tutta la vita. Come si vedrà nelle regole che seguono, le indicazioni di Lemme sono pronte a far discutere: no all’attività fisica nella fase 1 perché blocca il dimagrimento, sì agli spaghetti a colazione. La fase 2 è la migliore, soprattutto nel giorno in cui si può iniziare la dieta mangiando un panino alla mortadella.

Ma ecco le regole di Lemme.

  1. No al digiuno. Non si possono saltare i pasti: il digiuno nelle 24 ore fa ingrassare. E ci sono anche orari fissi da rispettare. Colazione: entro le 9. Pranzo: tra le 12 e le 14, cena tra le 19 e le 21. Una stessa ricetta può essere ripetuta massimo due volte alla settimana.
  1. I cibi assolutamente vietati. No agli integratori alimentari, agli alimenti dietetici, ai prodotti omeopatici. Non utilizzare sale aggiunto. Non utilizzare dado. Non utilizzare sale aggiunto. Non utilizzare dado. Non salare, nemmeno l’acqua della pasta. No all’aceto. Al vino, neanche per la cottura dei cibi. Nessun tipo di gomme da masticare, liquirizia, caramelle, dietetiche e non. No alle tisane. A caffè d’orzo, caffè decaffeinato, tè deteinato. No ai cibi in scatola. No ai dolcificanti di nessun genere. Non “sniffare” i cibi. No al latte, neanche poche gocce.
  1. No allo zucchero, sì al fruttosio. I vari zuccheri vengono assorbiti nella regione digiunale dell’intestino e poi immessi nel circolo sanguigno “portale” con meccanismi differenti. L’unico che non causa impennate di glicemia nel sangue è il fruttosio, in virtù della sua bassa velocità di assorbimento, e non solo. L’assorbimento del glucosio, invece, è molto rapido e causa picchi glicemici. Bastano solo 5 grammi di glucosio per innescare la secrezione di insulina e quindi la produzione di grasso. Il fruttosio non alza la glicemia, non stimola la secrezione di insulina dalle cellule β del pancreas. A differenza del glucosio, non ha bisogno dell’insulina per entrare nelle cellule. Viene metabolizzato normalmente anche nel diabete pancreatico perché l’enzima fruttochinasi, che serve appunto a metabolizzarlo, non è controllato dall’insulina. Per questi motivi viene consigliato nelle diete dei diabetici in sostituzione del saccarosio.
  1. Come comportarsi col caffè. Subito dopo la colazione e subito dopo il pranzo dovrete bere un caffè amaro (no decaffeinato). Nell’arco della giornata potrete giocarvi, se lo desiderate, altri due caffè amari, in qualsiasi momento.
  1. Gli spuntini sono obbligatori e fissi. A metà mattina e a metà pomeriggio ricordate di mangiare un limone senza buccia a spicchi (non spremuto) e bere un tè amaro (normale o verde, ma non deteinato né aromatizzato). Prima va mangiato il limone e poi va bevuto il tè, non bisogna invertire questa sequenza. Per chi non lo sapesse, il limone è un frutto tra i più ricchi di vitamina C.
  1. Sì agli spaghetti, no ad altri formati di pasta. Ogni volta che indico in un menu gli spaghetti mi si chiede se non è possibile usare un altro formato di pasta. La risposta, a ogni modo, è no. La lavorazione dello spaghetto, la trafilatura, il rapporto tra la superficie esterna e il cuore che dovreste lasciare al dente in cottura ne fanno un formato assimilabile più lentamente a livello intestinale, requisito che permette a sua volta al tasso glicemico di non alzarsi. Non abbiate paura, gli spaghetti gustati alla mattina fanno dimagrire. Questi stessi spaghetti se li mangiaste la sera vi farebbero ingrassare, perché dopo il crepuscolo cambiano gli ormoni che avete in circolo.
  1. Sì al burro. Il burro è uno dei protagonisti della cucina tradizionale italiana, soprattutto nordica. È un grasso, e da un punto di vista biochimico i grassi non fanno ingrassare. In più non aumenta il colesterolo. Il burro, se di qualità, è un grasso nobile al pari dell’olio extravergine d’oliva. La qualità del burro dipende dal tipo di lavorazione utilizzato per ottenerlo, procedimento che, in Italia, non è obbligatorio specificare in etichetta. Questo però non toglie che il burro di qualità superiore sia quello ottenuto per “centrifugazione” del latte a bassa temperatura. La soluzione ideale? Il burro fatto in casa.
  1. Sì ai surgelati. Per quanto riguarda la spesa, l’approvvigionamento della materia prima, via libera dunque ai freddi, cioè ai surgelati, se non si tratta di semilavorati con aggiunte di sale, zuccheri additivi/conservanti/aromatizzanti, ecc. Imparate a leggere le etichette, a leggerle in modo intelligente, spostando l’attenzione dalle calorie, che non ci interessano, e tantomeno i chilojoule o i chilowattora, alla selezione degli ingredienti. Attenzione alle procedure di rinvenimento dei surgelati. La surgelazione non uccide i batteri, ma li “addormenta” impedendone lo sviluppo. Se lasciate che il cibo si scongeli a temperatura ambiente questi batteri si sveglieranno ringalluzziti e avranno tutto il tempo di attivare le loro reazioni metaboliche. Meglio scongelare all’interno del frigorifero, per mantenerli “intontiti”, oppure utilizzare l’apposita funzione del microonde




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