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27 ottobre 2017

La nostra mente funziona anche dopo la morte: fa discutere una nuova ricerca inglese.

Dopo l'arresto cardiaco si provano sensazioni di serenità ed esperienze simili all'annegamento.

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Da una nuova ricerca svolta dall’Università di Southampton, in Inghilterra, si evince che la nostra mente continua a funzionare anche dopo la morte: il cervello continuerebbe infatti a mantenere una certa consapevolezza, pur non funzionando più.
La teoria, piuttosto controversa, è nata dopo un’attenta ricerca che ha coinvolto più di 2 mila persone che avevano subito un arresto cardiaco in oltre 15 ospedali situati in Austria, Stati Uniti e Gran Bretagna. Secondo i dati raccolti il 40% dei sopravvissuti avevano dei ricordi riguardo un’esperienza vissuta nel momento in cui il paziente era stato considerato clinicamente morto.

Sappiamo che il cervello non può funzionare quando il cuore smette di battere – ha spiegato Sam Parnia, lo studioso che ha guidato la ricerca -. Ma in questo caso la consapevolezza cosciente sembra essere rimasta attiva fino a tre minuti dopo che il cuore non funzionava più, anche se il cervello di solito “si spegne” dopo 20-30 secondi da quando il cuore si ferma”.
La maggior parte dei volontari ha rivelato di non ricordare molto riguardo questa esperienza extracorporea, ma esistono comunque dei temi ricorrenti. Ad esempio quasi tutti hanno svelato di aver provato una sensazione di serenità, di aver percepito un’accelerazione del tempo e aver visto una grande luce. Altri hanno riferito di aver sperimentato un’esperienza simile all’annegamento o all’affondare sott’acqua.

Per lo studioso alcune sensazioni potrebbero scaturire dai sedativi oppure dai danni del cervello, ma la maggior parte dei ricordi custoditi dai pazienti potrebbero riferirsi proprio ad un’esperienza pre-mortem.

La ricerca, come spesso accade per questi temi, ha diviso gli esperti, fra chi è più scettico e chi invece crede che l’argomento vada approfondito.




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