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09 ottobre 2017

Un luogo dove il tempo si è fermato: il popolo dei Sami.

Un angolo di pace in Lapponia dove si pesca tra i ghiacci e ci si diverte in motoslitta.

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C’è un angolo di pace in Lapponia, dove il tempo si è fermato: è lì che vive il popolo dei Sami.
I Sami nascono nomadi e hanno una storia ricca di tradizioni; sono una popolazione indigena di 70mila persone stanziata nella parte settentrionale della Fennoscandia, in un’area da loro chiamata appunto Sápmi, che si estende dalla penisola di Kola fino alla Norvegia centrale includendo anche le regioni più settentrionali della Finlandia e della Svezia. Sicché l’area così detta Sápmi è divisa dalle frontiere di quattro stati: Norvegia, Finlandia, Russia e Svezia dove sono rimasti in 17 mila e dei quali tremila si occupano dell’allevamento delle renne.

Adesso non sono piu’ nomadi, ma seguono le renne soltanto nei periodi della transumanza e in estate su le alture, dormendo nei loro tipici “Lavvo” ovvero delle tende o capanne con il caratteristica apertura in alto per il fumo prodotto dal braciere all’ interno dello spazio.

Guai a definirli un popolo senza storiaLa loro storia non è certo rintracciabile nelle carte bollate per rivendicare questo o quel diritto – ad esempio di usufruire delle terre su cui far pascolare i loro animali – come avviene nei tempi moderni. La loro storia si e’ tramandata di bocca in bocca, da generazione in generazione, e’stata scritta in alfabeto runico, incisa sulle tavolette di legno. La loro storia è nelle pitture rupestri e nei simboli incisi sui tamburi degli sciamani. La loro storia e’ legata alla natura, a gli eventi climatici, alla consistenza della neve , alla migrazione dei branchi di renne , al loro non forzare la natura, ma di essa farne parte .

La loro storia non è tuttavia scritta in quello che il turismo di massa vuole far credere, – sorridenti, con vestiti tradizionali sgargianti quando portano in giro i turisti a vedere le renne ed ha rilasciare loro il diploma di guidatori di slitte . I Sami non sono quello. O meglio. Certamente il turismo è un parte importante anche per loro – attività fiorenti di incoming sono sparse per tutti e quattro gli stati diretti ad accontentare quella branca di “turismo consapevole” e non , che porta i viaggiatori odierni ad un incontro con culture diverse secondo la logica di un far parte di quel vissuto – e non di formule “mordi e fuggi”.
Ma molto si è perso ed a volte la logica del denaro prevale su tutto. E anche questi popoli temono che le nuove generazioni possano dimenticare le loro origini. Il numero degli allevatori di renne si è drasticamente ridotto e pochio giovani hanno voglia di intraprendere le attività dei padri.

Solo vivendo a stretto contatto con queste piccole comunità se ne può capire l’essenza. Partecipare alla transumanza, ad esempio, è un rito collettivo per le famiglie Sami: enormi branchi di renne vengono incanalati in recinti dove poi si provvederà alla loro conta, a marcare e pesare i nascituri, al rivendicare l’ appartenenza all’una e all’altra famiglia, a fare una sorta di censimento da redigere per le autorità di vigilanza svedesi .




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