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02 ottobre 2017

“Io dopo il tumore”, nasce il progetto di ricerca contro i pregiudizi della malattia.

Perché una diagnosi di tumore può cambiare la vita anche dal punto di vista professionale.

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Uno studio recente, presentato il 12 settembre scorso a Montecitorio e condotto dall’associazione Onconauti e dall’AUSL di Bologna su 1541 donne operate di tumore al seno, rileva che il 42% delle 540 donne in età lavorativa ha avuto difficoltà importanti al rientro al lavoro.
Questa evidenza conferma quanto riportato in una ricerca del 2015 che rileva come il 57% delle donne intervistate dichiari di essere stata penalizzata al rientro al lavoro o durante la malattia, di aver subito demansionamento, mobbing e mancato avanzamento di carriera. (Rapporto sul welfare di Luiss, Valore D, Susan Komen e Università cattolica del 2015)
Allo stesso modo, una ricerca statunitense su pazienti uomini riporta che la diagnosi di cancro impatta negativamente sulla percezione del proprio valore spesso correlata col lavoro. Ne scaturisce un senso di fallimento che porta gli uomini a deprimersi più delle donne (cancerandcarrers.org).

Una diagnosi di tumore può cambiare la vita anche dal punto di vista professionale. Nel mondo del lavoro infatti, la malattia viene spesso vissuta con pregiudizio frenando la possibilità di un percorso “normale” e impedendo la crescita.

FraParentesi, ente no profit che si occupa di people caring in ambito oncologico, ha avviato una ricerca per capire quali competenze allena l’esperienza del tumore, con il supporto scientifico di MAAM, il primo metodo in grado di trasformare intense esperienze di vita, come la genitorialità, in un’occasione di sviluppo di risorse e di competenze da poter usare in ogni ambito, incluso quello lavorativo.
Partendo dalle informazioni raccolte attraverso l’ascolto continuativo del pubblico di riferimento, FraParentesi intende allargare l’ambito delle azioni a supporto della qualità della vita anche a quello professionale (rivolgendosi a uomini e donne), per sollecitare un cambiamento di cultura all’interno del mondo del lavoro.

I pazienti oncologici dovrebbero potersi sentire a proprio agio nel dichiarare la malattia, senza vergognarsi o temere ripercussioni professionali che scaturiscano da pregiudizi o da una mancanza di strumenti di valorizzazione del capitale umano da parte delle aziende. Se, infatti, la performance lavorativa può essere influenzata dalla malattia e dalle terapie, così non avviene per la professionalità che può anche venire rafforzata da nuove competenze che la malattia stessa ha stimolato” – riflette Cristina Agazzi di FraParentesi.
Riconoscere queste competenze è un passo necessario per la valorizzazione e l’inclusione lavorativa dei pazienti oncologici (circa un milione tra uomini e donne in età lavorativa), aggiunge Daniela Abbatantuono, co-fondatrice di FraParentesi.

Partner di questo progetto di ricerca è MAAM, che in 19 mesi, attraverso il programma digitale adottato da oltre 20 aziende in Italia con 2.000 partecipanti, ha evidenziato come molte competenze vengano accresciute dalla maternità e dalla paternità: l’organizzazione e pianificazione, la gestione dei rapporti interpersonali, il problem solving, l’ascolto, la gestione del tempo e le priorità, la flessibilità: “Siamo orgogliosi di essere partner di questo nuovo progetto.
Quella che in MAAM chiamiamo “transilienza”, parola che mescola transizione e resilienza, è una capacità che tutti abbiamo di far scorrere competenze, energie, risorse emotive da un ruolo all’altro” – afferma Riccarda Zezza, CEO di MAAM.

La tesi di MAAM, già applicata alla genitorialità, è che i cambiamenti della vita, se accompagnati da un percorso di consapevolezza e da un network di pari, possono contribuire in maniera positiva allo sviluppo personale e delle competenze trasversali. Crediamo che sia valido anche nella malattia.”
La stessa tesi viene ipotizzata in campo oncologico da FraParentesi che grazie all’’osservazione empirica apre una riflessione sul fatto che l’esperienza del tumore possa migliorare le soft skills (competenze trasversali) e stimolare lo sviluppo di nuove competenze personali.

Il progetto IO DOPO IL TUMORE si sviluppa in due fasi. In una prima fase si prevedono una ricerca quantitativa rivolta ai pazienti oncologici e volta a indagare l’impatto percepito dell’esperienza del tumore, per avvalorare in termini statistici le evidenze empiriche derivanti da due anni di lavoro di FraParentesi (http://rgiaquinto.polldaddy.com/s/io-dopo-il-tumore), e una ricerca qualitativa condotta con interviste individuali ai responsabili delle Risorse Umane volta a indagare la loro esperienza di gestione di pazienti oncologici nel proprio organico.
La seconda fase prevede la realizzazione di programmi di sviluppo ad hoc per far emergere e valorizzare queste nuove competenze ed energie.

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: FraParentesi – https://www.fraparentesi.org
[email protected]




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