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18 giugno 2014

Venosa e il suo Castello Aragonese

Il medioevo più affascinante in una Basilicata inattesa

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La Basilicata è una terra piena di sorprese. Al di là dei Sassi di Matera, infatti, la regione che chiude, a Nord, il Golfo di Taranto ha una serie di borghi che sono delle splendide perle che, forse, meriterebbero di essere maggiormente valorizzate. Tra questi, infatti, c’è Venosa, che, con il suo Castello Aragonese impreziosisce la già meravigliosa provincia di Potenza.

Nell’area di Venosa, i primi insediamenti risalgono alla preistoria. L’abitato attuale, invece, risale al III Secolo avanti cristo. La città è ricca di storia. Fu riedificata dai romani nel 190 avanti Cristo e, da là, è stata ininterrottamente abitata. Il Medioevo è stato un frenetico susseguirsi di dinastie, fino a quando gli Orsini, potentissima casata con possedimenti ovunque, da Pitigliano, nel sud della Toscana, in giù, la mettono nella dote di Donata Orsini a Pirro del Balzo.

E’ in questo periodo che viene ordinata la costruzione del castello che doveva far parte di un più complicato sistema di fortificazioni. Per la costruzione del castello furono demoliti un intero quartiere e l’antica cattedrale romanica che fu riedificata in stile tardo-gotico poco distante, demolendo un altro quartiere e la chiesa di San Basilio.

Il castello, di per sé è una struttura imponente con le quattro torri, congiunte da mura spessissime, che corrispondono ai punti cardinali. Il castello fu trasformato in dimora signorile nel XVII Secolo, con l’aggiunta di un loggiato sul lato nordoccidentale e dei ridotti alla base dei torrioni.

Nel corso della sua storia plurisecolare, ha ospitato l’Accademia dei Rinascenti, associazione culturale ancora in attività e, soprattutto, adesso ospita il Museo Nazionale di Venosa. In questo museo, sono gelosamente custoditi i resti dell’antica Venusia romana, centro di vitale importanza sull’antica Via Appia.

Immagini: Wikimedia Commons




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