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12 giugno 2015

Hannah Arendt, il pensiero illuminante di una donna sul mondo contemporaneo

Il ritratto di una donna in controtendenza, capace di far sentire la sua voce in un mondo influenzato soprattutto da uomini, alla quale Marghareth Von Trotta ha dedicato un film

hannah arendt

Sono molte le filosofe che hanno influenzato il pensiero scientifico, etico, sociale, antropologico e politico nei secoli, come Hannah Arendt, il cui testo più famoso La banalità del male, continua a interrogare ognuno di noi su ciò di cui l’uomo è davvero capace.

Hannah nasce in Germania da una famiglia di origine ebraica, da giovane decide di dedicarsi agli studi di Filosofia iscrivendosi all’Università di Marburg, seguendo le lezioni di Heidegger. Dopo la laurea, a causa delle sue origini, si dovrà allontanare dalla Germania invasa dall’ideale nazista. Si trasferisce prima in Francia e dopo definitivamente negli Stati Uniti dove rimarrà fino all’avvenuta scomparsa nel 1975. Tornerà in Europa dopo la seconda Guerra Mondiale occupandosi come corrispondente dei processi ai gerarchi nazisti.

A lei è dedicato il film di Marghareth Von Trotta che ripercorre la vita della donna e naturalmente della tesi che promuove appunto ne La banalità del male, in cui la Filosofa a seguito dei processi elabora la tesi finale che anziché dal male purol’Olocausto sia stato causato dall’obbedienza più o meno inconsapevole a un sistema gerarchico al quale era difficile opporsi.

A differenza delle teorie più in voga, per Hannah il male non è un fattore intrinseco da legare all’interiorità dell’uomo quanto un fattore esterno, sociale, come alla fine è anche il bene. Il suo pensiero non è solo quello di una filosofa, un’ebrea, una giornalista, piuttosto una realtà dettata dal mondo contemporaneo visto dalla prospettiva di una donna. Per questa tesi la Arendt fu per anni accusata di antisemitismo e di assenza di empatia verso le sorti del suo stesso popolo.

“Io non amo nessun popolo, amo i miei amici – rispose a queste accuse la Arendt nel film – amo gli uomini, nella loro individualità”.

Nel film la regista conduce l’osservatore a interrogarsi su colpe, responsabilità, sul lavoro di una donna dal pensiero illuminante e lungimirante e alla domanda che resta tuttora senza risposta: esiste un antidoto al male o l’uomo è destinato a ripercorrere le stesse strade senza possibilità di cambiamento?

Il film è rimasto nelle sale italiane solo due giorni, forse a causa della tematica scomoda o forse perché i film che cercano di raccontare la filosofia fanno spesso cilecca, fatto sta che il suo lavoro e la sua dottrina continuano a plasmare il pensiero di molti.


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