Web Analytics La Dolce Vita: simbolismo e disincanto in una Roma che toglie il fiato - The Mood Post

Per migliorare la tua esperienza utilizziamo i cookie. Continuando a utilizzare questo sito, accetti di utilizzare i cookie su The MoodPost. Cookie Policy.X

13 luglio 2014

La Dolce Vita: simbolismo e disincanto in una Roma che toglie il fiato

Un film storico che nasconde molti segreti. Scopriamo insieme quali

La dolce vita locandina

Marcello, scrittore mancato che lavora per un giornale scandalistico, fa incontri ed esperienze nella Roma mondana, cinematografa e intellettuale di via Veneto degli anno ’50 che gli cambieranno la vita. Un viaggio dantesco attraverso il degrado, le contraddizioni della società moderna, la decadenza dei valori, un affresco di una Roma raccontata come una terra attraente e vile al tempo stesso. La Dolce Vita mette in risalto l’ipocrisia di questo mondo, tanto spiato e sognato dalla gente comune quanto superficiale e vanaglorioso.

Questo materiale da giornale di rotocalco diventa, quindi, lo spartiacque del cinema italiano, ovvero segna la fine del Neorealismo cinematografico e l’inizio di una nuova era. La Dolce Vita è, infatti, è un film storico che interpreta con sagacia un momento particolare nella storia d’Italia. Fu grazie a Fellini che nacque il termine “paparazzo”. Vinse la Palma d’oro a Cannes e l’Oscar per i costumi, 3 Nastri d’argento nel 1961 al soggetto originale a Marcello Mastroianni e a Piero Gherardi per le scene. Inoltre La Dolce Vita è noto per essere un film ricco di simbolismi. Primo tra tutti quello con il caso Montesi, tutt’ora irrisolto, che pare abbia ispirato l’intero film, proprio per i suoi riferimenti agli insabbiamenti politici, agli intrighi criminali e al mondo di droga ed orge che ha coinvolto celebrità, delinquenti e politici del tempo.

Discordanti sono i pareri sul mostro marino della scena finale: c’è chi dice che stia a rappresentare la Montesi e chi invece Gesù risorto e la maggioranza pare che propenda per questo significato. Anche la bellissima e biondissima Anita Ekberg che chiama Marcello, ma che lui non riconosce e da cui si allontana, appare come la personificazione della Grazia ed un tentativo di redenzione che non ci sarà mai da parte del protagonista. Molti i riferimenti anche a Dante Alighieri e ad una società vista quasi come l’inferno e all’Europa reduce dalla Prima Guerra Mondiale. Da questo film ha tratto ispirazione anche Paolo Sorrentino, regista de La Grande Bellezza, vincitore del Premio Oscar come miglior film straniero nel 2014.




Commenti

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


hot moods